Psicologa/Psicoterapeuta ad
orientamento Cognitivo Comportamentale

Esperta in Terapia dell'Ansia, Depressione,
Alimentazione, Sessualità, Coppia e disturbi
del Comportamento in bambini e adolescenti.
Si occupa di ADULTI, ADOLESCENTI e BAMBINI.

Conoscitrice di tecniche di Meditazione e
Rilassamento Profondo.

Consulenza Psicologica e Psicoterapia Online
Percorsi di supporto psicologico e psicoterapia online per adulti, adolescenti e genitori.
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Suo figlio ha un problema

“Suo figlio ha un problema… dovrebbe portarlo dallo psicologo”

Quale genitore non ha provato un senso di angoscia, smarrimento o persino paura nell’ascoltare questa frase pronunciata da un insegnante o da un pediatra?

È una frase che arriva all’improvviso, che interrompe le certezze e apre interrogativi profondi.
E spesso è proprio da lì che inizia un percorso.

Difficoltà scolastiche, isolamento durante la ricreazione, pipì a letto, iperattività, aggressività, mal di pancia ricorrenti…
Questi segnali possono essere legati a momenti di vita particolari: un lutto, una separazione, la nascita di un fratellino, esperienze di bullismo.

A volte basta il tempo, la crescita, un cambiamento naturale.
Altre volte, invece, questi segnali rappresentano l’espressione di una sofferenza più profonda, nascosta, che il bambino non riesce a comunicare con le parole.

Ed è proprio in questi casi che può essere utile il supporto di uno psicoterapeuta.

La richiesta di aiuto

“Pronto, Dottoressa, vorrei fissare un appuntamento… per mio figlio.
Ha dei problemi a scuola e l’insegnante mi ha consigliato di rivolgermi a qualcuno.”

Questa telefonata non è mai un punto di partenza.
È spesso la seconda o la terza fase di un percorso interno fatto di dubbi, tentativi, paure e resistenze.

Prima c’è stata una segnalazione.
Poi le domande.
Poi l’ansia.

E infine, il coraggio di chiedere aiuto.

Il primo passo: i genitori

Le prime sedute si svolgono con i genitori.

Questo spazio è fondamentale:
serve a comprendere, accogliere e dare senso alle loro preoccupazioni, ai loro dubbi e alle loro paure.

Perché aiutare un bambino significa sempre, inevitabilmente, aiutare anche il suo contesto familiare.

La terapia con il bambino

Il setting terapeutico è uno spazio protetto, stabile e accogliente, fatto di appuntamenti regolari e tempi definiti.

All’interno di questo spazio il bambino ha a disposizione materiali da disegno, giochi, oggetti simbolici.

Giocare, disegnare, costruire storie non sono semplici attività:
sono il linguaggio naturale del bambino.

Attraverso il gioco il terapeuta entra nel mondo interno del bambino e può comprendere:

  • il suo livello di sviluppo
  • le sue competenze
  • il suo mondo emotivo e affettivo
  • le sue paure e le sue fantasie
  • il modo in cui vive le relazioni, in famiglia e a scuola

Ma il gioco non è solo uno strumento di osservazione.
È anche, e soprattutto, uno strumento terapeutico.

Attraverso il gioco il bambino mette in scena ciò che non riesce a dire, rielabora esperienze, riduce l’ansia, ritrova equilibrio.

Quando il gioco non c’è

Alcuni bambini, soprattutto quelli più sofferenti o che hanno vissuto esperienze traumatiche, non riescono a giocare.

Possono apparire bloccati, confusi, ritirati.
Oppure ripetere sempre gli stessi giochi, senza creatività e senza piacere.

In questi casi il primo obiettivo del terapeuta è aiutare il bambino a recuperare la capacità di giocare, riducendo l’ansia e riattivando immaginazione e fiducia.

Altri bambini, invece, sentono il bisogno di raccontare, di trovare un adulto affidabile a cui affidare pensieri e segreti.

Il ruolo dei genitori

Nel percorso terapeutico i genitori non sono spettatori, ma parte integrante del processo.

Il lavoro condiviso permette di costruire un ambiente più sereno e coerente, in cui il bambino possa sentirsi accolto, compreso e sostenuto anche nella quotidianità.

L’approccio utilizzato è quello della terapia cognitivo-comportamentale, adattata all’età evolutiva.

Quando è importante intervenire

Ci sono alcuni segnali che meritano attenzione e che non dovrebbero essere sottovalutati:

  • isolamento e difficoltà nelle relazioni
  • comportamenti aggressivi o irrequietezza
  • difficoltà a rispettare le regole
  • disturbi del sonno
  • calo del rendimento scolastico
  • sintomi fisici ricorrenti (mal di testa, mal di stomaco)
  • comportamenti regressivi (pipì a letto, succhiarsi il pollice)
  • paure intense e fobie
  • sbalzi d’umore frequenti
  • ansia

A volte questi segnali sono evidenti.
Altre volte si nascondono dietro comportamenti più silenziosi, come una timidezza estrema o un progressivo ritiro sociale.

Un messaggio ai genitori

Chiedere aiuto non significa che qualcosa è “sbagliato”.
Significa, al contrario, prendersi cura.

Ogni bambino ha il diritto di essere compreso.
E ogni genitore ha il diritto di essere accompagnato in questo percorso.

Percorsi brevi. Cambiamenti concreti.

Psicoterapia mirata per migliorare la qualità di vita

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