
Psicologa/Psicoterapeuta ad
orientamento Cognitivo Comportamentale
Esperta in Terapia dell'Ansia, Depressione,
Alimentazione, Sessualità, Coppia e disturbi
del Comportamento in bambini e adolescenti.
Si occupa di ADULTI, ADOLESCENTI e BAMBINI.
Conoscitrice di tecniche di Meditazione e
Rilassamento Profondo.
LA TERAPIA CON L’ADOLESCENTE
Rabbia e Aggressività in Adolescenza
Quando chiedere una terapia
🌱 La terapia con l’adolescente
Figli adolescenti che sembrano non ascoltare, oppure che ascoltano e rispondono con rabbia, chiusura o provocazione. Ragazzi che appaiono tranquilli e gestibili, ma che in realtà nascondono insicurezze profonde, fragilità emotive o comportamenti difficili da comprendere. Tredicenni persi nel mondo virtuale, ragazzi che rientrano all’alba, conflitti continui legati a denaro, regole, internet, sessualità, alcol, droghe o rendimento scolastico.
In adolescenza il conflitto può diventare molto intenso e, in alcuni casi, superare la soglia di ciò che una famiglia riesce a contenere da sola. In queste situazioni, un percorso terapeutico può aiutare i genitori e il ragazzo a comprendere il significato dei comportamenti problematici, a ridurre la tensione relazionale e a costruire un intervento personalizzato, pensato sui bisogni specifici del giovane e della sua famiglia.
⚠️ Quando è utile chiedere aiuto
È utile chiedere una consulenza quando la rabbia, l’aggressività o l’oppositività diventano persistenti, interferiscono con la vita familiare, scolastica o sociale, oppure quando il ragazzo manifesta un malessere che non riesce a esprimere in altro modo.
Dietro comportamenti provocatori, chiusura, bugie, irritabilità o atteggiamenti trasgressivi può esserci una sofferenza profonda, spesso difficile da nominare. L’adolescente non sempre chiede aiuto direttamente, ma può comunicarlo attraverso il comportamento.
Intervenire in tempo permette di comprendere meglio il disagio, evitare irrigidimenti nelle dinamiche familiari e costruire uno spazio di ascolto, contenimento e cambiamento.
🏡 Il setting terapeutico
Personalmente ritengo importante che il primo incontro avvenga con i genitori. Invitare l’adolescente da solo, soprattutto all’inizio, può rischiare di comunicare un’implicita squalifica del ruolo genitoriale, mentre i genitori hanno spesso bisogno di essere sostenuti, ascoltati e rafforzati nella loro funzione.
Vi sono situazioni in cui il ragazzo problematico non domanda spontaneamente di essere aiutato. In questi casi è utile guidare i familiari affinché, con delicatezza e senza forzature, possano coinvolgerlo in un primo incontro condiviso con il professionista. Questa modalità è spesso più efficace rispetto al tentativo di far affrontare all’adolescente da solo un’esperienza che non ha scelto e che può vivere con timore, diffidenza o fantasie punitive.
L’incontro familiare consente una valutazione più rapida e completa non solo delle difficoltà dell’adolescente, ma anche delle risorse e delle fragilità del sistema familiare.
🤝 La difficoltà del primo incontro
Il primo colloquio è un momento particolarmente delicato. Il rischio di un abbandono precoce, da parte del ragazzo o della famiglia, può essere elevato. Per questo l’obiettivo iniziale è costruire una relazione significativa, capace di generare fiducia, contenimento e senso di sicurezza.
In questa fase il terapeuta svolge una funzione di guida: è importante mantenere un atteggiamento attivo, presente e autorevole. Un posizionamento esclusivamente passivo o di semplice ascolto rischierebbe di lasciare il professionista travolto dalle interazioni disfunzionali. Occorre invece provare a creare un’esperienza nuova, più ordinata, più pensabile e più trasformativa.
Il primo incontro deve garantire a tutti uno spazio emotivamente sicuro, nel quale nessuno si senta attaccato, umiliato o messo sotto accusa.
🗣️ Preparazione dell’incontro
Prima del colloquio è spesso utile che il genitore eviti discussioni sterili sul fatto che il figlio “abbia” o “non abbia” un problema. Può essere più efficace affermare con sincerità che lui stesso si sente in difficoltà nel rapporto con il figlio e che desidera un confronto.
Per favorire la partecipazione dell’adolescente, il genitore può usare formule comunicative semplici e non intrusive, ad esempio: “Vieni almeno questa volta, per dare il tuo parere”, “Fammi questo favore”, “Mi farebbe piacere che ci fossi anche tu”.
È importante che il ragazzo non si senta forzato, ricattato, obbligato o pagato per andare in terapia. La partecipazione va accompagnata con delicatezza, in un clima che favorisca il coinvolgimento e non la contrapposizione.
🧠 Le sedute con l’adolescente
L’adolescente ha bisogno di naturalezza, sincerità, chiarezza e lealtà. Le formalità troppo rigide o alcune modalità interpretative tipiche della terapia dell’adulto possono essere percepite come distanti, poco comprensibili o intrusive.
Per il ragazzo è molto importante poter contare su uno spazio in cui sia garantita la riservatezza e dove vi sia una figura capace di aiutarlo, spiegandogli in modo semplice e chiaro in cosa consiste il progetto terapeutico.
La terapia con l’adolescente guarda soprattutto al futuro: alle paure, alle scelte, all’identità che si sta formando, al timore di non farcela, di non essere capito o di non corrispondere alle aspettative.
⚙️ Adolescenza e funzionamento emotivo
Le neuroscienze hanno mostrato che le aree del controllo esecutivo, in particolare la corteccia frontale, sono tra le ultime a completare il loro sviluppo, che può proseguire fino ai 25 anni circa.
Questo aiuta a comprendere perché molti adolescenti possano avere difficoltà nel valutare le conseguenze delle proprie azioni, nel regolare l’impulsività e nel prendere decisioni stabili, affidandosi più facilmente a reazioni emotive intense che a processi riflessivi maturi.
La rabbia e l’aggressività, quindi, non vanno lette soltanto come provocazione o cattiva volontà, ma anche come possibili segnali di un equilibrio interno ancora fragile.
✨ Un setting flessibile e creativo
Il setting terapeutico con l’adolescente deve essere flessibile, creativo e plastico. Il ragazzo deve sentirsi un collaboratore attivo, non un soggetto passivo da correggere.
In una fase della vita attraversata dal conflitto tra dipendenza e indipendenza, regole troppo rigide rischiano di produrre chiusura o opposizione. Ciò che aiuta davvero è una relazione significativa, capace di tollerare ambivalenza, oscillazioni, avvicinamenti e distanze.
L’adolescente non cerca un altro genitore. Ha bisogno di incontrare una mente che lo aiuti a pensare, a dare senso a ciò che prova e a trasformare l’esperienza emotiva in qualcosa di più comprensibile e gestibile.
👨👩👦 Il ruolo della famiglia
Il lavoro con l’adolescente coinvolge spesso anche la famiglia. I genitori non devono sentirsi colpevolizzati, ma accompagnati nella comprensione di ciò che sta accadendo e sostenuti nel ritrovare una funzione educativa più salda ed efficace.
Molto spesso il disagio del ragazzo si intreccia con tensioni relazionali, difficoltà comunicative o fatiche evolutive che riguardano l’intero nucleo familiare. Per questo il percorso può prevedere momenti dedicati ai genitori, oltre agli incontri individuali con il giovane.
📌 Quando la terapia può essere particolarmente importante
• scoppi di rabbia frequenti e difficili da contenere;
• aggressività verbale o fisica;
• isolamento o ritiro relazionale;
• oppositività costante e conflitti familiari continui;
• uso problematico di internet, sostanze o comportamenti a rischio;
• calo scolastico importante o rifiuto della scuola;
• impulsività, sofferenza emotiva, disorientamento o perdita di motivazione.
Chiedere aiuto non significa etichettare il ragazzo, ma offrirgli uno spazio di comprensione e crescita in un momento delicato del suo sviluppo.
In sintesi
Fare terapia con un adolescente è un’esperienza intensa, delicata e profondamente trasformativa. Richiede competenza, flessibilità, presenza emotiva e capacità di costruire uno spazio sicuro in cui il ragazzo possa sentirsi visto, compreso e aiutato.
La terapia non è un giudizio, né una punizione. È uno spazio in cui dare senso ai comportamenti, contenere la sofferenza, rafforzare le risorse personali e familiari e accompagnare l’adolescente nel suo percorso di crescita.
Fare terapia con un adolescente è una vera avventura: complessa, viva, a volte faticosa, ma profondamente preziosa.
Contatti
Dott.ssa Francesca Simoncini
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze e Greve in Chianti
Per appuntamenti e informazioni: 329 444 1746
Scrivimi su WhatsAppPercorsi brevi. Cambiamenti concreti.
Psicoterapia mirata per migliorare la qualità di vita




